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Lui & Lei

"La macellaia e i suoi tagli speciali"


di Firstbig_Gift
11.03.2026    |    2.103    |    1 8.9
"E Loredana, per la prima volta da quando aveva scoperto quel tradimento, si sentiva viva..."

Era un martedì pomeriggio come tanti, quando Loredana trovò quel messaggio. Il cellulare del marito, dimenticato sul bancone del negozio, illuminato da una notifica. Una notifica che parlava di cuore, di mancanza, di una notte di due anni prima a una fiera della norcineria.

Loredana lesse tutto. Le parole, le foto, le promesse mai mantenute. Poi rimise il telefono dov'era, finì di sistemare gli involti di carne, e quando Moreno tornò dal retrobottega gli sorrise come sempre.

«Tutto bene, amore?»

«Tutto bene,» rispose lei.

Ma dentro, qualcosa si era rotto. Non l'amore, non del tutto. Ma quella fiducia cieca, quella serenità da moglie contenta, quella si era incrinata per sempre.

Lo perdonò, sì. Quando glielo disse, la sera, lui pianse, chiese scusa, giurò che non sarebbe successo mai più. Lei lo abbracciò, gli asciugò le lacrime, e disse le parole giuste: «Ti perdono, amore. Ti perdono.»

Ma il perdono, Loredana scoprì, è una bestia strana. Puoi darlo con la bocca, ma tenerlo nel cuore è un'altra storia.

E così, senza quasi rendersene conto, cominciò a guardare il mondo con occhi diversi. A chiedersi cosa ci fosse là fuori. A studiare gli uomini che entravano in negozio con una curiosità nuova, maliziosa, pericolosa.


Il negozio di macelleria "Da Moreno" era un'istituzione in paese. Bancone di marmo bianco, vetrinette illuminate, e dietro, Loredana. Cinquant'anni portati come se il tempo le avesse regalato solo consapevolezza in più. I capelli castani raccolti in una coda, il viso ancora bello, e un corpo che le divise da lavoro non riuscivano a nascondere.

Quando si chinava per prendere qualcosa dal bancone, i pantaloni aderenti disegnavano quel sedere tondo, sodo, perfetto. Quando si allungava verso gli scaffali più alti, la maglietta si sollevava mostrando una striscia di pelle morbida. E quando si sporgeva sul bancone per servire i clienti, la scollatura lasciava intravedere quei seni pieni, due tette da fare invidia a una trentenne.

All'inizio fu un gioco innocente. Notare gli sguardi, i tentativi maldestri dei clienti di prolungare l'acquisto. Poi diventò qualcosa di più.

Con Beppe, il pensionato che ogni mattina veniva a comprare due fettine e restava mezz'ora a parlare del più e del meno, Loredana cominciò a "dimenticarsi" di abbassarsi quel tanto che bastava. Quando si chinava per prendere la carne dal bancone inferiore, gli offriva una visuale completa di quel sedere che faceva venire voglia anche ai santi. Lo vedeva arrossire, balbettare, e dentro di sé sorrideva.

Con Nico, il ragazzo del forno che portava le consegne, cominciò a "aver bisogno di aiuto" per spostare i pacchi più pesanti. Quando lui le si avvicinava, lei si voltava in modo che quei fianchi generosi gli sfiorassero la mano. Lo sentiva irrigidirsi, lo vedeva deglutire, e una fitta di potere le attraversava la pancia.

Con Matteo, il ventenne che faceva il praticantato dal commercialista, inventò una scusa assurda: doveva firmare delle carte, ma non trovava la penna. Poteva passare lui in negozio a firmare per un attimo? Quando lui arrivò, lei era chinata sotto il bancone a cercare non si sa cosa, con quel sedere tondo puntato dritto verso di lui, che ondeggiava appena come per caso.

«Ecco la penna!» esclamò, alzandosi di scatto e voltandosi così veloce che i suoi seni sfiorarono il braccio del ragazzo. Lui arrossì fino alla radice dei capelli, firmò le carte con mano tremante, e scappò via.

Loredana rise, una risata bassa, soddisfatta. Il gioco funzionava. Il gioco la faceva sentire viva, desiderata, potente.

Mai però aveva pensato di portarlo oltre.

Mai, fino a Sergio.


Sergio aveva diciannove anni, forse venti. Faceva le consegne per un'azienda di surgelati, e due volte alla settimana portava la merce al negozio di Loredana. Alto, magro, con gli occhi scuri e un'innocenza che lo rendeva ancora più desiderabile.

Lei lo notò subito, la prima volta. Il modo in cui la guardava, timido, e subito distoglieva lo sguardo. Il modo in cui arrossiva quando lei gli parlava. Il modo in cui le sue mani tremavano leggermente quando le porgeva lo scontrino.

Cominciò a studiarlo. A trattenere le consegne un po' di più, a inventare scuse per farlo tornare in negozio. Un pomeriggio, mentre lui scaricava i pacchi, lei uscì dal retrobottega con un grembiule stretto in vita che modellava ogni curva.

«Sergio, mi aiuti con queste scatole? Sono troppo pesanti per me.»

Lui si avvicinò, sollevò le scatole come se nulla fosse. Lei gli stava accanto, così vicina da sentire il suo odore, da vedere il batticuore che gli sollevava il petto.

«Grazie,» disse, posandogli una mano sul braccio. «Sei così forte.»

Lui sorrise, imbarazzato, e scappò via.

Loredana lo guardò allontanarsi, e per la prima volta pensò che forse, con lui, avrebbe potuto fare qualcosa di più. Qualcosa di veramente sporco.


Il mercoledì successivo, Loredana organizzò tutto. Chiamò Sergio con una scusa: c'era un pacco di carne da restituire, poteva passare nel pomeriggio a prenderlo? Lui, naturalmente, accettò.

Quando arrivò, verso le cinque, il negozio era deserto. Loredana aveva chiuso prima, abbassato le saracinesche, lasciando solo la porta sul retro aperta per farlo entrare. Indossava un vestitino leggero, estivo, di quelli che sembrano coprire ma in realtà lasciano immaginare tutto.

«Entra,» disse, facendolo accomodare nel retrobottega. «Ho la carne nel frigo là dietro.»

Lui la seguì, guardandosi intorno, ignaro. Nel retrobottega, Loredana si chinò a frugare in un congelatore, offrendogli quella vista che ormai conosceva bene: il suo sedere teso contro il vestito leggero, le due curve perfette che sembravano chiamarlo.

«Sergio,» disse, senza voltarsi. «Vieni qua un attimo.»

Lui si avvicinò, confuso. Quando fu a un passo da lei, Loredana si voltò di scatto, gli prese il viso tra le mani, e lo baciò.

Un bacio profondo, pieno di lingua e di desiderio. Lui rimase immobile per un secondo, paralizzato dalla sorpresa. Poi, piano, cominciò a rispondere. Le sue mani trovarono la vita di lei, la strinsero, l'attirarono a sé.

Loredana sentì la sua erezione premere contro la pancia, e sorrise tra un bacio e l'altro.

«Quanto mi desideri?» mormorò.

«Tanto,» ansimò lui. «Da sempre. Da quando ho messo piede qui la prima volta.»

«E allora,» sussurrò lei, lasciandosi cadere in ginocchio, «è ora di darmi quello che desideri.»

Con mani esperte, gli slacciò la cintura, abbassò i pantaloni. I boxer rivelarono un'erezione già pronta, già pulsante. Loredana lo prese in bocca senza esitare, tutta d'un fiato, come se lo facesse da sempre.

Sergio gemette, afferrandole i capelli, mentre lei cominciava a succhiare con una foga che non si aspettava. La sua testa andava su e giù, la lingua che giocava, le labbra che stringevano. Lui sentiva di non poter resistere, di essere sul punto di esplodere.

«Aspetta,» ansimò lei, staccandosi all'improvviso. «Non ancora. Prima voglio cavalcarti.»

Si alzò, si sfilò le mutandine con un gesto rapido, e si mise sopra di lui, che era rimasto in piedi, con il cazzo duro e lucido di saliva. Lo prese dentro di sé con un gemito, sentendosi riempire come non le succedeva da tempo.

Cominciò a muoversi, su e giù, mentre lui la sosteneva per i fianchi. Il vestito era ancora addosso, sollevato solo quel tanto che bastava per lasciarla entrare. I seni sobbalzavano a ogni movimento, i capezzoli duri che spingevano contro il tessuto.

«Così,» ansimava lei. «Così, prendimi, fammi tua...»

Lui non poteva fare molto, se non reggerla e guardarla, perso in quella visione. Lei cavalcava come una dannata, senza ritegno, senza pudore, godendo di ogni centimetro di quel cazzo giovane dentro di sé.

«Vengo,» ansimò all'improvviso. «Vengo, vengo, vengo...»

L'orgasmo la travolse, facendola tremare tutta, mentre continuava a muoversi, a cercare ogni stilla di piacere. Pochi secondi dopo, sentì anche lui venire, dentro di lei, con un gemito che sembrò non finire mai.

Rimasero abbracciati, ansimanti, madidi di sudore.

«Cristo,» mormorò lui. «Non mi era mai successo niente di simile.»

«Neanche a me,» mentì lei, sorridendo. «Ma questo è solo l'inizio.»


Da quel giorno, il retrobottega del negozio diventò il loro rifugio segreto. Due, tre volte alla settimana, Sergio trovava una scusa per passare, e Loredana trovava il modo di restare sola.

Scoprirono posizioni, giochi, fantasie. Lei lo faceo aspettare, a volte, costringendolo a guardarla mentre serviva i clienti con quel vestito che lasciava poco all'immaginazione, sapendo che lui bruciava dalla voglia di toccarla. Poi, appena l'ultimo cliente usciva, chiudeva la saracinesca e si concedeva a lui in tutti i modi possibili.

Sul bancone di marmo, con la carne esposta accanto a loro. Sul pavimento, tra scatole di surgelati. Contro il frigo industriale, con il freddo che le faceva indurire i capezzoli mentre lui la prendeva da dietro.

«Sei la mia puttana,» le sussurrava lui, ormai più sicuro. «La mia puttana personale.»

«Sì,» ansimava lei. «Sono la tua puttana. Quella del macellaio. Quella della carne.»

E ridevano, complici, sporchi, felici.

Moreno non sospettò mai. Come poteva? Loredana era la moglie perfetta, quella che lo aveva perdonato, quella che la sera lo aspettava a cena. Non poteva sapere che, nei pomeriggi, sua moglie diventava la troia di un ragazzo di vent'anni.

E Loredana, per la prima volta da quando aveva scoperto quel tradimento, si sentiva viva. Si sentiva desiderata. Si sentiva potente.

Il suo perdono, quello che aveva dato con le parole ma non con il cuore, si era trasformato in qualcos'altro. In una vendetta dolce, sporca, meravigliosa. In una nuova vita, fatta di sesso e di segreti, di notti con il marito e pomeriggi con l'amante.

E mentre il paese dormiva, ignaro, nella bottega della carne si consumavano peccati che nessuno avrebbe mai immaginato.

Peccati di carne, appunto.

Quella stessa carne che Loredana tagliava e pesava ogni giorno, con le stesse mani che poi, nel retrobottega, accarezzavano il corpo di Sergio.

Carne. Tutta carne.

E a lei, la carne, era sempre piaciuta.

Soprattutto quando era fresca, giovane, e tutta per lei.

Fine

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